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Jean Robaey
l'epica. le sette giornate
giugno 2007, pp.1462, Euro 98,00
ISBN 978-88-95074-08-5

Per la prima volta in libreria le sette giornate dell'epica, di Jean Robaey, un'opera di poesia contemporanea fuori da ogni schema e consuetudine. Oltre 40.000 versi in cui parole e suoni si rincorrono e si innalzano a comporre vita, a sfidarla: vita vissuta come memoria (anche sociale, fin politica) e come presente (anche minimo e molto quotidiano). Un'opera in cui il lettore può perdersi e ritrovarsi ogni volta, e ogni volta in modo diverso.
Un'operazione editoriale insolita e coraggiosa per una piccola casa editrice quale BOHUMIL vuole essere, quella di raccogliere in una nuova versione aggiornata e corretta tutti i sette volumi de le giornate pubblicati sinora solo in parte, o in edizioni fuori commercio - e tutte le sette postfazioni, a firma di Pietro G. Beltrami, Salvatore Jemma, Giuseppe Martoccia, Roberto Roversi, Filippo Secchieri.

le sette giornate sono la prima parte de l'epica, opera in fieri di Robaey. Un libro in versi che intende rifarsi alla tradizione della poesia epica, ossia a una poesia non lirica, in cui l'io che scrive viene trattato alla stessa stregua delle cose e delle azioni, dei sentimenti e dei pensieri che la compongono.
sette giornate per dire un sogno impossibile, coltivato attraverso i secoli, da Omero a Pound, da Tasso a Van de Woestijne. Di una creazione che vinca la morte. Qui senza l'aiuto di alcun dio. Dalla Basilicata alla Fiandra, dal Duomo di Modena alle miniere di Charleroi, l'epica è religiosa e profana, come tensione e per come è fatta, per come si dice e si scrive, per come dice di scriversi. Una lingua (e un verso) che si cerca. Un grido o un lamento che trovano qui una voce. Colori, volti, forme, desiderio.



sono seduto accanto a lei a mangiare terra
erba sulla sua tomba sento l'uccello dell'alba
e la mia veglia il colore rosa e il brivido
nell'aria ancora e il pianto della rugiada
su di lei a coprire di fresco le mie guance
ad amare l'alba che trema e mi riporta
la terra che sento acre in bocca dove siedo