Non era acqua
che in inverno gelava
da Il
blu del cielo di Giotto di Luca
Egidio
“Ho vissuto in fondo abbastanza”
Ricordo benissimo che
varcata da poco la soglia
quasi mi accolse così
quasi con un congedo
e mi colpì anche tanto
- ma chi l'avrebbe evitato -
che fosse diretto a quel modo
e pronto a parole non ovvie
e soprattutto (ma soprattutto)
vere
Neppure fu molto difficile
averlo, l'incontro con lui
c'erano – è chiaro – entrature
che mi avvicinarono un poco
quel tanto per farmi “annusare”
come mi disse lui stesso
prima di farmi sapere
che sì potevamo vederci
incontrarci parlare o che altro
guardarci negli occhi soltanto
- di nuovo le sue parole -
che forse sarebbe bastato
fossimo stati sinceri
Com'è la casa di un uomo
di un grand'uomo – diciamolo pure -
che come lui ha nel mondo
esprimendosi un po' banalmente
la sua vera patria?
o come dev'essere, anzi?
Ricordo al proposito Wislawa
Szymborska e una sua poesia
poesia molto bella d'altronde
come molte sue poesie
che potrebbe stare in riquadro
nel corpo di questo testo
la sua comunque era bella
dell'essere poco ingombra
ti aspetti da un uomo così
scaffali di libri pareti di quadri
targhe premi ricordi
suppellettili ovunque
ma inevitabilmente
vista la vita che aveva
avuto per tanto tempo
e invece sì libri e sì quadri
ma impilati e infissi qui e là
senza riempire le stanze
ma invece come poggiandosi
per un bisogno che arriva
soccorso a un occhio che cerca
aiuto discreto e presente
però
russi e tedeschi
nei libri e nei quadri
e americani
e poi un bel numero
di mistici e santi
e testi classici e sacri
dai veda alla bibbia più o meno
e quel che c'è in mezzo
nel tempo e lo spazio
e poi – ripensandoci -
un che di distacco
come che tutto in quel luogo
fosse pronto all'impermanenza
ma è solo un pensiero ex post
mi rendo conto
“Mi chiedo si chiedono molti
di tanto che ha fatto
che ha scritto
che cosa le resta di più?”
Cominciai dalla fine lo so
ma rispondevo io per primo
a quell'incipit suo di prima
e speravo pensavo chissà
di trovarlo subito pronto
mi guardò per niente in difesa
massaggiandosi un poco le mani
che erano grosse e lunghe e nodose
mani che arrampicano
e suonano il piano
pensai mentre vedevo e aspettavo
senza sapere – non risultava -
che lui scalasse sonate e pareti
poi sorrise e prese un bel fiato
e “Nulla, di mio quasi nulla -
ma vedendomi un poco colpito
proseguì con un sospiro -
o sì, qualcosa. Il tempo
mi resta il tempo che ho messo
a scrivere quello che ho scritto
mi resta, è chiaro, come memoria
e gratitudine in fondo
per non aver fatto
di peggio”
“E per gli altri, che libri che testi
l'accompagnano ora di più?”
“Non molto, mi creda
ma certo qualcosa
di più che il nulla di mio
Piero Della Francesca
e poi i salmi e Geremia
lo desidera un tè?”
In prima periferia
terzo piano su quattro
signorile direbbe un agente
immobiliare della sua casa
e oltre le finestre solo città
la cucina in cui sedevamo -
le tazze e i biscotti davanti
il bollitore in attesa -
una cucina soltanto
pulita in ordine bianca
insomma mai l'impressione
di stare al cospetto del mito
maestro di tanti di oggi
il nome che apre le porte
che fa retrocedere gli ego
“Io zucchero e appena limone”
“Le spiace rifare il percorso
parlarmi un po' della storia
di lei dei libri degli altri
di tappe fermate stazioni?”
“Mi spiace fra tutte l'idea
di avere una trama davanti
anzi di averla da sempre
come che il me di vent'anni
muovesse sicuro i suoi passi
edificasse la storia
di una letteratura
ecco, ho in uggia la storia
come categoria
che mette ordine al caos
che vede linee e progetti
dove si scontrano uomini
dove si intrecciano vite
e si combinano casi
ecco in questo senso
non vedo davvero alcun senso
nel dare una mia spiegazione
ai libri alle cose che ho scritto
ci pensi chi prova piacere
a trastullarsi al passato”
“E però il fatto stesso
che da nove anni non scriva
non è forse più che un segnale
che sia lei a considerare
un periodo una storia finiti?”
“Non esageri a interpretare
e fra l'altro io non ho smesso
se non come si smette
un abito per uno migliore
o di una taglia diversa
e poi non sono sinonimi
mi creda
scrivere e pubblicare
non ne ho voglia
e neppure il bisogno
e quando ne ho avuta l'urgenza
l'ho fatto con nomi diversi
che valgono, se pure varranno,
le parole e non le eventuali
firme che le accompagnano
no?”
E rise con uno scoppio
che non avrei immaginato
e dietro quella risata
forza e determinazione
ma meglio solidità
non era poi vecchio in fondo
e non per uno scrittore
che anzi molti aspettavano
- invano – il rientro
sul proscenio della cultura
il titolo decisivo
una fascetta già pronta
che ammuffiva in un file
io lo guardavo ascoltavo
gli proponevo domande
lui taceva parlava
mi ascoltava e guardava
e il tempo in quel terzo piano
pareva meno drammatico
di quanto non paia di norma
di corsa su e giù per la vita
“Posso tornare all'attacco?
c'è ancora almeno una cosa
su cui vorrei pungolarla
- è tardi e il giorno si disfa
nel buio e devo rientrare -
davvero mi ha molto colpito
il modo in cui mi ha accolto
e quelle parole severe
in fondo ho vissuto abbastanza
cos'è, stanchezza, fatica?
o – perdoni – prognosi medica
o altro che non riesco a dire?”
Sorrise di nuovo
né scoppi né altro
piuttosto tranquillo
rassicurante
come che in fondo
aspettasse da tempo
la mia domanda
“Io sto benissimo – amico mio -
invece è il mio corpo a perdere i pezzi
mi creda però non è un dramma
andarsene in fondo al sentiero
andarsene a riposare
ho preso e ho dato
goduto di quel che potevo
ho scritto, per soprammercato
di più non avrei mai potuto
chiedere o domandare
le vite finiscono
anche la mia
è assai più banale che dramma
o tragedia
ho ormai settant'anni
seppure non li compirò
non considero ingiusto morire
anche se il dolore mi squassa
alle volte
ma finire è anche posare
e smettere e poter dire basta
nel frattempo continuo nel fare
e vivo e scrivo e fatico
solo ho congedato i dottori
non è lì che voglio finire
che altro?
di tutto quello che è stato
ho capito e ringrazio Dio”
Restai da lui quattro ore
poi tornai alle mie cose
e a scrivere e sistemare
il pezzo di quel nostro incontro
(però che parole che uso
scrivere dicendo di lui
e di me e pezzo per dire
qualcosa, appunto, di scritto...)
trovai anche in memoria
un verso di Rumi, il sufi
pensai che potesse andare
nel titolo e telefonai
per dirglielo
“Non era acqua che in inverno gelava
pensavo, e a lei che ne pare?”
silenzio, si prese del tempo
pensai sorridesse, me lo vedevo
“Un'ottima scelta, davvero,
forse inadeguata al contesto
ma Rumi è un'ottima scelta”
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