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copertina de "La poesia è una religione;
Jean Robaey
La poesia è una religione
gennaio 2009, pp.80, Euro 12,00
ISBN 978-88-95074-20-7

Dopo "Il movimento della poesia" di Salvatore Jemma (2008), Bohumil propone un secondo testo di riflessione: è di Jean Robaey e ha per titolo "La poesia è una religione". Da antichissimi libri sacri a pagine fresche di stampa, o appena prodotte e ricevute da mano amica: un testo con pochi punti fermi e alcuni riferimenti - autori e voci - sicuri. È il libro di un poeta che parla della poesia, tra la confessione e la critica militante. Attraverso brevi riflessioni e alcuni saggi, l'autore propone la sua visione della poesia (meglio sarebbe dire: "la sua fede nella poesia"), e lo fa riprendendo passi in sanscrito, ebraico, greco, arabo, cinese. richiamando Mallarmé, Ungaretti, Virgilio, Jaccottet, Van de Woestijne, Sereni e Roversi., ma anche i poeti suoi amici di oggi. Il libro rivela un fragile equilibrio tra le parti apparentemente leggere e quelle più lunghe e insistite, più vicine al saggio tradizionale; l'equilibrio non sempre riesce a spegnere una dura polemica sottesa, ancorché tenuta a bada. Con un'apertura al diverso (verificabile nell'atto della traduzione) se non al nuovo sempre attenta. Un autocontrollo ironico? O non invece una profonda debolezza?

La poesia che amo e che voglio, che cerco, non accetta le cose così come sono ma vi si ribella sempre. Come se avesse senso farlo, come se servisse a qualcosa. O meglio ha senso farlo perché lo fa con il suo mezzo (la parola) e col fine di raggiungere la bellezza (il culto di tale sentimento sostituisce la religione o costituisce la propria religione). Sapete già qual è la cosa che meno si accetta.